la Sindone e i Vangeli
Sul telo sindonico è visibile un’immagine di uomo, di cui è
identificabile non solo la condizione di morte ma anche la causa della morte,
la crocifissione. Nonostante l’immagine presenti qualche difficoltà di lettura,
a causa di un’inversione di toni chiaro-oscuri simili a quelli del negativo
fotografico, se ne distinguono alcuni caratteri, come quello della rigidità cadaverica
e dell’assenza di qualsiasi segno di putrefazione del cadavere. Si notano
inoltre sul corpo numerosissimi segni di ferite da flagellazione, la presenza
alle mani e ai piedi di buchi da ferita di corpo acuminato (i chiodi), i segni
di numerose punture sul cuoio capelluto, una grande ferita al fianco sinistro
(sulla Sindone, e dunque fianco destro sull’uomo che vi fu avvolto). Questi elementi
concorrono alla definizione di una vicenda misteriosa ma ben caratterizza, di
cui non è segnalato il protagonista e l’epoca dell’evento.
La letteratura
antica offre un parallelo a questa storia evidenziata dall’immagine sindonica:
i racconti che i vangeli ci presentano dell’esecuzione capitale di Gesù di
Nazaret: crocifissione preceduta da flagellazione, battiture sul volto,
incoronazione di spine, uso dei chiodi per la crocifissione stessa, e seguita
dalla ferita inflitta con la lancia leggera da uno dei soldati di guardia
(contemporaneamente all’assenza di segni di crurifragio). Le stesse
caratteristiche del liquido fuoruscito dalle ferite (identificato sulla Sindone
come sangue umano) si lasciano distinguere, sul lenzuolo sindonico, come dovute
al momento del versamento, prima o dopo il decesso (sangue cadaverico). È appropriato
parlare di una eccezionale corrispondenza (senza nessun altro esempio
paragonabile) fra la doppia testimonianza dell’evento della risurrezione, al
punto da giustificare l’ipotesi che le due testimonianze si riferiscano allo
stesso episodio storico.
I racconti evangelici della sepoltura di Gesù sono meno chiaramente
interpretabili che quelli della crocifissione, perché i sinottici (Marco,
Matteo e Luca) sono più parchi di particolari, mentre Giovanni parla di «teli»
al plurale, di un sudario usato per Gesù, e di un rinvenimento del suo sepolcro
vuoto, dove però si vedono ancora i panni funerari privi del corpo del defunto.
Non sembra che ci sia contraddizione fra i sinottici e Giovanni, e neppure fra
Giovanni e la Sindone, se si pensa che un lenzuolo dalle dimensioni sindoniche
doveva giacere abbandonato sulla pietra sepolcrale piegato in metà e quindi con
l’apparenza di un lenzuolo superiore e di uno sottostante; il sudario potrebbe
esser stato il fazzolettone della mentoniera, arrotolato. È dunque giustificato
dire che fra racconto evangelico e ‘racconto’ sindonico della sepoltura di Gesù
non c’è contrasto, ma possibile completamento.
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