la datazione del tessuto
Il 21 aprile 1988 da una
zona marginale della Sindone vengono prelevati tre campioni di tessuto per
essere sottoposti alla datazione con il metodo del radiocarbonio. Il successivo
13 ottobre, in un'affollata conferenza stampa, il Card. Anastasio Ballestrero,
allora Arcivescovo di Torino e Custode Pontificio della Sacra Sindone, annuncia
i risultati ottenuti dai tre laboratori incaricati dell'esame (Oxford, Zurigo e
Tucson (U.S.A.)), risultati che assegnano al tessuto della Sindone un'età
compresa nell'intervallo 1260-1390 d.C.
Gli
anni successivi furono caratterizzati da vivaci polemiche e da un ampio e
articolato dibattito tra gli studiosi sulla correttezza dell’operazione di
datazione e del relativo risultato, sulla sua inconciliabilità con i molteplici
risultati ottenuti in altri campi di ricerca e, in particolare, sull’attendibilità
dell’uso del metodo del radiocarbonio per datare un oggetto con caratteristiche
storiche e chimico-fisiche così peculiari come la Sindone.
Non vi sono dubbi che l'intera vicenda dell'operazione di
datazione sia stata gestita in modo superficiale e non consono all'importanza e
peculiarità dell'oggetto da esaminare. Innanzitutto ha notevolmente stupito il comportamento dei
responsabili dei tre laboratori e del Dr.Tite del British Museum, nominato
«garante» dell'intera operazione, i quali hanno preteso di escludere
dall'operazione qualsiasi altro esame e qualsiasi altro ricercatore, rifiutando
categoricamente di inserire la datazione con il radiocarbonio in un contesto
multidisciplinare di indagini e di esami da effettuare in contemporanea, come
era stato suggerito da più parti.
Il prelievo del campione di Sindone è avvenuto, con
scelta improvvisata, da un unico sito che, tra l'altro, è tra i più inquinati
del lenzuolo e quindi tra i meno adatti ad essere correttamente datati. Coloro che hanno eseguito l'operazione di prelievo
del campione - che fu successivamente suddiviso in parti da consegnare ai tre
laboratori - hanno fornito versioni contrastanti circa il peso e le misure dei
campioni. Inoltre, in base ai dati comunicati ufficialmente, si deduce che il campione prelevato pesava circa il doppio
di quanto avrebbe dovuto, in base al peso unitario per centimetro quadrato
della Sindone, calcolato con precisione in occasione degli esami del 1978. Come
mai? Le possibilità sono solo due: o sono stati forniti dati errati oppure i
dati non si riferivano al campione di Sindone.
Ma la catena dei dubbi e delle incongruenze non si spezza
qui. Per mesi i tre laboratori hanno
insistito sulla necessità che il test fosse eseguito «alla cieca» (ovvero
datando, contemporaneamente al campione di Sindone, altri due campioni precedentemente
inseriti in contenitori anonimi in modo da rendere non identificabile quale tra
i tre fosse il campione di Sindone) in modo da garantire la loro totale
imparzialità. Eppure hanno sempre
saputo che il tessuto sindonico, per il suo particolarissimo tipo di tessitura,
è riconoscibilissimo e, per giunta, gli analisti hanno voluto assistere di
persona al prelievo, anche perché diffidavano dell'onestà dell'autorità
ecclesiastica. Inoltre la funzione dei campioni di controllo è stata completamente
vanificata dalla comunicazione ufficiale delle loro età fatta ai tre laboratori
prima dell'operazione di datazione. Infine i risultati forniti dai singoli laboratori presentano una non
trascurabile disomogeneità, problema che non è stato possibile discutere ed
approfondire a causa del rifiuto da parte dei responsabili dei laboratori di
fornire i «dati primari», cioè non ancora interpretati e confrontati, in loro
possesso.
Molte altre sono le perplessità sollevate da questa
operazione, ma quelle elencate ci
sembrano già più che sufficienti per affermare che l'intera operazione non ha
offerto alcuna garanzia scientifica.
E' necessario inoltre precisare che la datazione di un
campione di origine organica con il metodo del radiocarbonio possiede ben
precisi limiti intrinseci. Tali limiti
sono dovuti innanzitutto ad un'incertezza di misura che dipende essenzialmente
dalla quantità di carbonio contenuta nel campione e dal metodo di conteggio
utilizzato. Inoltre è molto difficile
accertare l'«integrità isotopica» del campione, ovvero valutare se alla
quantità di C14 presente alla morte dell'organismo (nel nostro caso al momento
della raccolta del lino utilizzato per tessere la Sindone) non se ne sia
aggiunto successivamente altro. Tenendo
conto della storia assai travagliata della Sindone, ciò è assai probabile. Non bisogna dimenticare infatti che sulla
Sindone sono stati ritrovati pollini, ife e spore, che il tessuto durante
l'incendio patito a Chambéry è stato sottoposto ad una temperatura sufficiente
a fondere un angolo della cassa d'argento che lo conteneva ed è stato imbevuto
dell'acqua usata per spegnere il fuoco, che è stato esposto per lunghi periodi
sia all'ambiente esterno che in ambienti chiusi saturi del fumo delle candele e
che ha subito altre vicissitudini varie (un cronista del XVI secolo racconta
addirittura che la Sindone fu bollita nell'olio).
Si tratta pertanto di valutare l'attendibilità della
datazione con il C14 effettuata su un reperto così particolare come la Sindone,
tenendo conto che la letteratura scientifica è ricca di casi clamorosi di
datazioni errate a causa di contaminazioni e di altri fattori imprevedibili ed
ineliminabili. Inoltre il metodo del
radiocarbonio non è l'unico metodo di datazione esistente e pertanto
un'indagine seria non può prescindere da un esame comparato dell'attendibilità
e precisione di tutti i metodi di datazione oggi conosciuti (luminescenza
all'infrarosso, misurazione del grado di depolimerizzazione della cellulosa,
ecc.) riferiti all'oggetto Sindone.
Paradossalmente avere a disposizione un dato in più (cioè
la presunta datazione medioevale del tessuto) non contribuisce a chiarire il
mistero della Sindone, anzi lo infittisce ulteriormente. Infatti la determinazione dell'età del
tessuto è una ricerca che non può non essere messa a confronto con le numerose
ricerche interdisciplinari che sono state fatte in questo secolo ed in
particolare negli anni successivi agli esami effettuati da qualificate équipe
di studiosi italiani e stranieri tra il 9 e il 13 ottobre 1978.
Tali ricerche, come già si è detto, concordano pienamente
nel definire la Sindone un oggetto «irriproducibile», cioè dotato di
caratteristiche fisico-chimiche uniche. Resta pertanto del tutto esclusa la possibilità che si tratti di un
manufatto: pertanto l'immagine impressa sulla Sindone è certamente stata lasciata dal cadavere di un
uomo che ha subìto una serie di torture, tra le quali la flagellazione, e che
infine è stato crocifisso.
Da tutto ciò segue che l'unica ipotesi in grado di far coesistere
i suddetti risultati con la datazione medioevale del tessuto (tenendo conto che
in epoca medioevale la crocifissione era già caduta in disuso da diversi
secoli) è quella di un'immagine creata da un «falsario» medioevale che,
ispirandosi alla lettera ai vangeli, avrebbe torturato e crocifisso un suo
contemporaneo con metodi e caratteristiche (come, ad esempio, l'uso dei polsi
invece che delle palme delle mani come luogo in cui infiggere i chiodi) del
tutto estranei alla cultura del suo tempo, allo scopo ben preciso di costruire
un falso lenzuolo funebre di Gesù Cristo. Egli sarebbe pertanto riuscito a
creare in modo perfetto e unico un'immagine che gli studiosi del XX secolo non
sono ancora riusciti a riprodurre nonostante gli innumerevoli esperimenti
effettuati, le conoscenze acquisite e i mezzi a disposizione e che inoltre
presenta numerose caratteristiche che ne confermano l'autenticità (pollini,
moneta, ecc.) invisibili ad occhio nudo e che è stato possibile rilevare solo
con i più moderni strumenti di indagine. La suddetta ipotesi appare pertanto perlomeno assai poco plausibile.
Tale dibattito ha coinvolto tutti i gruppi
di ricerca sulla Sindone esistenti al mondo e si è concretizzato in vari
convegni internazionali. Recenti studi
sperimentali (effettuati in questi anni da Leoncio A. Garza-Valdes a San
Antonio (Texas) e da Dmitrij A. Kouznetsov e Andrej Ivanov a Mosca) hanno
ulteriormente riaperto il dibattito scientifico sulla datazione del tessuto,
fornendo risultati che sembrano provare una possibile non trascurabile
contaminazione chimica e biologica del tessuto sindonico e rendendo
indispensabile pertanto la realizzazione di un ulteriore ampio programma di
ricerche e di nuovi esami allo scopo di studiare e valutare il problema
dell’introduzione di un opportuno fattore di correzione alla data
radiocarbonica del tessuto sindonico. Nel Simposio Internazionale “The Turin Shroud: past, present and future”,
svoltosi a Torino nel 2000, i quaranta scienziati invitati hanno discusso ampiamente
su vari aspetti e valutazioni dei risultati della radiodatazione, sottolineando
ed auspicando diverse nuove prospettive di ricerche future.
Si può pertanto concludere che il problema della datazione del telo
sindonico è attualmente totalmente aperto, in quanto, a causa di possibili
contaminazioni di tipo chimico e biologico avvenute nel corso dei secoli
(contaminazioni da verificare e soprattutto da valutare quantitativamente con
indagini opportune), la “data radiocarbonica” ottenuta nel 1988 potrebbe essere
notevolmente diversa da quella reale.
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